La preziosa e articolata testimonianza di Sergio Contrini in qualità di amministratore di sostegno e tutore di oltre sessanta persone, ma anche di esperto tra i più autorevoli nell’ambito delle politiche sociali di Pavia e provincia, costituisce un contributo di grande importanza per il Progetto AdS per meglio focalizzare gli aspetti critici e le concrete difficoltà nell’assumere oggi, con senso di responsabilità, spirito di solidarietà e di vicinanza umana, il ruolo e la funzione di amministratore di sostegno.

Bollani: Nel corso del 2011 il progetto AdS per la Provincia di Pavia è riuscito a presentarsi a tutti e tre i tribunali della Provincia, ai Piani di Zona della principali città, all'Azienda Sanitaria Locale a molte associazioni sparse per la provincia ed anche a diverse unità d'offerta dell'area anziani e dell'area disabili. Questo lavoro di diffusione informativa ha posto le basi per la costituzione di 3 Sportelli AdS da attivarsi grazie soprattutto ad una forte sinergia emersa tra le associazioni Anffas, Auser e AIAS che si sono dimostrate le più attive e interessate nell'ambito della Rete AdS di Pavia. Tuttavia da tutti gli incontri di presentazione sono emersi un grande interesse per gli aspetti di promozione umana e sociale che caratterizzano tale istituto ma anche molte preoccupazioni per la concreta difficoltà ad assumere il ruolo di amministratore di sostegno.

Contrini: In effetti l'azione di sensibilizzazione culturale e di promozione sociale che il progetto sta portando avanti rischia di generare una specie di "effetto paradosso". Le richieste di amministrazione di sostegno sono in costante aumento, nonostante manchino le persone disposte ad essere incaricate in tal senso. In più le risorse umane professionali ed economiche dei servizi sociali sono in fase di contrazione. L'azione congiunta di questi fattori può determinare un fenomeno di deresponsabilizzazione da parte dei servizi sociali nella presa in carico delle persone fragili facendo "scivolare" tale responsabilità in prima battuta sugli amministratori di sostegno. 
Promuovere tale istituto all'interno dell'attuale contesto di politica sociale richiede pertanto molta attenzione ed un coinvolgimento più forte e deciso "a monte" da parte delle istituzioni pubbliche.

Bollani: Il progetto persegue quale obiettivo primario quello di attivare le associazioni di volontariato ad occuparsi di protezione giuridica. Il progetto si fonda sull'ipotesi che se le associazioni riescono ad accompagnare le singole persone in difficoltà o le famiglie con una persona fragile ad individuare per tempo un amministratore di sostegno all'interno del nucleo familiare o della rete amicale o di vicinato, la persona fragile può beneficiare di un aiuto concreto e di una vicinanza solida nella vita di tutti i giorni. 
In più in questo modo si riesce a prevenire gli affidamenti istituzionali ad amministratori locali (sindaci o assessori) o gli affidamenti a giovani praticanti avvocati, che accettano tali incombenze più per senso del dovere che per reale interesse e vicinanza alla persona fragile. Attivare le famiglie, le persone vicine, circuiti di affetto e di solidarietà attorno alle persone fragili e, soprattutto, attivare le associazioni a supporto di quest'azione, rappresenta pertanto un obiettivo di promozione umana che può portare valore aggiunto al sistema istituzionale di presa in carico delle persone in difficoltà. A maggior ragione se le istituzioni sono in difficoltà.

Contrini: Per promuovere concretamente la protezione giuridica delle persone fragili c'è bisogno di persone disponibili che accettino di assumere direttamente il compito e la responsabilità di farsi incaricare come amministratori di sostegno. Persone disponibili a recarsi in posta, in ospedale, a gestire i documenti, la spesa e i conti delle persone che non ce la fanno più a farlo da sole. Siccome di tale disponibilità non c'è traccia neanche tra i volontari delle associazioni tranne encomiabili eccezioni e le domande in tal senso aumentano, occorre che le istituzioni (in primo luogo la Regione) prevedano servizi di pubblica tutela in grado di assolvere a queste funzioni. Attualmente il sistema questo non lo prevede. Presso i comuni non sono attivi servizi di pubblica tutela, né l'ufficio di protezione giuridica dell'ASL appare deputato a svolgere tali compiti diretti di assunzione e affidamento delle amministrazioni di sostegno.

Bollani: Rispetto alle responsabilità istituzionali in tema di protezione giuridica, il compito del progetto è "solo" quello di sensibilizzare gli enti pubblici a lavorare insieme tra loro ed attivare canali e occasioni di ascolto e di confronto tra il mondo associativo e le istituzioni. Il fatto di aver attivato importanti momenti di confronto e di comunicazione con i 3 Tribunali della provincia e con i Piani di Zona, lascia in tal senso ben sperare. L'azione del progetto inoltre, pur non avendo alcuna possibilità (ne responsabilità) di contrastare la riduzione progressiva delle risorse destinate alle politiche sociali, può rappresentare un'azione sussidiaria di attivazione "dal basso" di risorse parentali e di vicinato decisamente più interessate a mobilitare ed attivare i servizi pubblici, che non a sostituirli. Laddove la relazione di sostegno ed il legame con il beneficiario della relazione di aiuto è più forte sul piano umano, personale e affettivo, sarà più difficile per l'ente pubblico derogare dai suoi obblighi soprattutto se il mondo associativo saprà adeguatamente sostenere l'azione davvero sussidiaria delle famiglie e degli amministratori di sostegno da queste individuati.

Contrini: Esistono anche difficoltà concrete, pratiche, per chi gestisce il ruolo di amministratore di sostegno, di non facile risoluzione per un semplice cittadino, volontario o parente che sia. Il beneficiario del provvedimento può contestare le scelte dell'amministratore e il giudice si vede spesso costretto a richiedere continue informazioni per iscritto sulla condizione della persona assistita all'amministratore che dovrà spendere tempo e risorse per informare il Giudice attraverso relazioni integrative da presentare in Tribunale. Inoltre i criteri di interpretazione e di applicazione della norma da parte dei Giudici non sono ancora omogenei e ciò comporta diverse difficoltà per gli amministratori di sostegno.

Bollani: E' del tutto evidente che svolgere il ruolo di amministratore di sostegno di una persona in difficoltà e incapace in tutto o in parte di provvedere ai propri interessi, non è un compito facile sul piano umano e che tali difficoltà possono comportare anche gravosi carichi burocratici. 
Ma proprio per questo il progetto intende stimolare le associazioni a diventare più capaci di aiutare e sostenere i familiari e i volontari che aiutano. Laddove la scelta di un amministratore di sostegno è imposta dalle circostanze, non condivisa, di fatto subita dall'interessato o dai suoi familiari e magari assunta da un estraneo, che addirittura possa risultare affidatario di più persone in difficoltà, l'assunzione del ruolo di amministratore di sostegno potrà richiedere un impegno consistente anche dal punto di vista legale, burocratico. In molti casi finirà per assomigliare a un lavoro (peraltro eventualità formalmente non consentita dalla legge). 
Viceversa, se con l'aiuto delle associazioni, le famiglie riusciranno ad assumere il compito dell'amministrazione di sostegno come una scelta condivisibile da parte dell'interessato, da effettuarsi laddove possibile per tempo, in modo da essere vissuta dal beneficiario come un'opportunità per essere adeguatamente rappresentato e/o assistito nelle sue scelte, da una persona della famiglia o comunque conosciuta e di fiducia, che si prenda carico unicamente del suo progetto di vita (un singolo amministratore accanto ad una sola persona in difficoltà), è altrettanto probabile che molte delle criticità rappresentate verrebbero meno. 
In tal modo l'amministratore di sostegno potrebbe a tutti gli effetti diventare una specie di fratello maggiore, o più semplicemente assumere il ruolo di un aiutante per la vita di tutti i giorni.

 
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