Un piccolo fratello, capace e motivato a “prender per mano” una persona in difficoltà. Un sostegno che deve assumere il volto vivo di una persona prima che il ruolo e le sembianze di una istituzione. Queste parole illustrano su quali premesse e motivazioni la Rete Ads Pavia, 13 associazioni accomunate da un’esperienza attiva di impegno sociale a sostegno delle parole fragili si appresta a realizzare il progetto AdS Pavia “Dalla promozione alla tutele dei diritti”. La Rete Ads stessa è primo risultato ma anche primo passo per organizzare una grande rete di supporto territoriale per diffondere la figura dell’Amministratore di Sostegno e per umanizzare e personalizzare sempre di più le modalità di assunzione e di esercizio di questo ruolo. Il contributo di Marco Bollani, referente operativo del progetto.

Il progetto A.d.S. della provincia di Pavia è nato dal comune interesse di diverse associazionidi volontariato impegnate a sostegno delle persone anziane, con disabilità, sofferenza mentale e disagio sociale, a promuovere e sostenere la diffusione della figura dell'Amministratore di Sostegno (A.d.S.) su tutto il territorio provinciale.

L'amministrazione di sostegno rappresenta infatti un istituto giuridico nuovo, di grande portata umana e culturale perché consente di tutelare legalmente la persona, senza espropriarla del tutto della sua capacità di agire, attraverso un iter semplice e facilmente accessibile. Tale istituto impone di proteggere la persona fragile, "con la minor limitazione possibile della sua capacità...", aiutandola "mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente", tenendo conto "dei suoi bisogni, dei suoi desideri e delle sue aspirazioni".

Il ricorso alla figura dell'amministratore di sostegno (A.d.S) si sta particolarmente diffondendo, sia perché risulta applicabile alla generalità dei cittadini che si trovino in condizioni di temporanea o definitiva impossibilità di gestire i propri interessi, sia perché prevede modalità procedurali particolarmente snelle ed economiche e come detto consente una forma legale di tutela della persona più rispettosa della sua dignità. Le novità introdotte dall' amministrazione di sostegno e il fenomeno della sua progressiva diffusione, interessano particolarmente le associazioni di volontariato impegnate nella difesa e nella promozione dei diritti delle persone fragili.
La legge 6/2004 che istituisce tale nuova figura giuridica, è nata infatti, soprattutto, grazie all'impulso di de-istituzionalizzazione dei percorsi di cura e di tutela delle persone impresso nel nostro paese a partire dall'ispirazione umana e culturale e dall'esperienza professionale di Franco Basaglia, come testimoniato dalle parole del prof. Cendon, ritenuto il "padre" di questa legge.

"Bisognava superare l'idea del manicomio, ci voleva un diritto per manicomi, non dentro, ma un diritto fuori dai manicomi... Il dialogo, il sostegno, l'appoggio alla persona non erano più dentro il manicomio, ma fuori da questi centri. C'era l'esigenza di aiutare questi soggetti fragili a risolvere i loro problemi pratici, anche solo a parlare con gli altri condomini: ci voleva un sostegno giuridico. " (da intervista a Paolo Cendon)

Un sostegno giuridico alla persona, quindi, affinché la persona in difficoltà non venga "sostituita" ma al contrario venga "sostenuta". E soprattutto, un sostegno giuridico ma prima ancora personale, fondato sull'idea forte, dirompente, decisiva, di un "sostegno" che deve assumere il volto vivo di una persona, prima che il ruolo e le sembianze di un'istituzione.

"L'Amministratore di sostegno è soprattutto un dialogatore, uno che deve monitorare desideri e bisogni, parlare con le persone. Poi però le risposte possono essere delegate a qualcos'altro, a qualcun altro, magari all'elettronica che, coi necessari automatismi, paga e gestisce banche, assicurazioni, tasse. L'AdS è una specie di piccolo fratello..." (da intervista a Paolo Cendon)

Un piccolo fratello capace e motivato a"prendere per mano" una persona in difficoltà, potremmo forse dire usando le parole di Catia Pietra, legale rappresentante del Comitato di Coordinamento Pavese per i problemi dell'handicap,

L'amministrazione di sostegno così come delineata dalla norma, rappresenta quindi, innanzitutto, un'azione di sostegno personale, in cui il rapporto giuridico è prioritariamente tra due persone e non tra una persona e un'istituzione.

Le 13 associazioni pavesi che hanno aderito al progetto, accomunate da un'espe-rienza attiva di impegno nel sociale a sostegno delle persone fragili, hanno condiviso in primo luogo la necessità e la volontà comune di "ridare forza" e vigore a questa spinta de-burocratizzante e de-istituzionalizzante di umanizzazione dei processi di cura, di personalizzazione dei sostegni e delle strategie di presa in carico delle persone fragili.

Una spinta che viene forse da lontano nel tempo, ma che non appare affatto inattuale...

Tale condivisione, infatti, si fonda sulla comune esperienza delle 13 associazioni aderenti al progetto, in diverse attività di promozione sociale, di volontariato, di organizzazione di servizi, finalizzate concretamente a promuovere, nella quotidianità, i diritti e il sostegno delle persone fragili.

Su questo fronte comune di impegno, esse sperimentano e toccano con mano l'incremento consistente dei fenomeni di fragilità sociale e di vulnerabilità personale che caratterizzano il nostro tempo e che sembrano esporre le persone fragili a rischi di segno opposto... Da un lato si assiste infatti a fenomeni sempre più gravi di esclusione sociale acuta e conclamata, ed anche a fenomeni preoccupanti di istituzionalizzazione precoce di diverse categorie di persone fragili... Allo stesso tempo però, appaiono sempre più in fase di "emersione", forme inedite di disagio che sembrano attraversare la società senza essere ancora viste e percepite dalle istituzioni e dai servizi a ciò preposti e che pertanto risultano quasi... "invisibili".

"Chi si occupa di servizi sociali, sanitari ed educativi fino a 10 o 15 anni fa aveva a disposizione categorie di lettura dei problemi delle persone abbastanza consolidate e corrispondenti alla larga maggioranza delle sofferenze che si manifestavano. I tossicodipendenti in piazza, il minore in "riformatorio", il disabile congenito, lo schizofrenico nella struttura protetta, rappresentavano la connessione tra disagi classificabili in base a criteri collaudati e luoghi visibili. Negli ultimi anni, depressione, anoressia, bulimia, Alzheimer, malattie autoimmuni, disabilità conseguenti a traumi da incidenti stradali, sono aumentati in maniera talmente consistente da rendere plausibile una genesi (anche) sociale di questi nuovi problemi, che al contempo 
- sono meno visibili attraversano un numero crescente di famiglie "normali"
- sono assai poco definibili secondo le categorie tradizionali diagnostiche e amministrative a disposizione dei servizi. 
Ad esempio in psichiatria, la categoria di border line è la più utilizzata per definire le nuove forme di disagio, ma in realtà è un'area in cui si colloca tutto ciò che non può definirsi attraverso le diagnosi tradizionali; gli utenti dei servizi sono sempre meno utenti stabili: appaiono e scompaiono. Così in geriatria, Alzheimer (altra categoria diagnosticamene residuale come "border line"), non autosufficienze variamente graduate e demenze striscianti poco definibili con certezza, caratterizzano un'area della popolazione sempre più ampia e con crescente speranza di vita. " (da Gino Mazzoli, In precario equilibrio. Vulnerabilità sociali e rischio di povertà, EGA, Torino 2009

A fronte di questo "sguardo comune" sulla realtà, l'impegno prioritario assunto dalle 13 associazioni pavesi è quello di sensibilizzare il volontariato e il mondo associativo ad attivarsi per giocare un ruolo attivo, da protagonista, nel sostenere la diffusione delle amministrazioni di sostegno, per dare forma, gambe e soprattutto anima, a questo nuovo istituto giuridico utile a promuovere i diritti della persona.

"Il vero problema di questa legge è che è molto ambiziosa, perché vuole risolvere i problemi di 5 milioni e passa di italiani. Se ne sono occupati i Giudici tutelari, ma è troppo difficile: ci vuole il territorio da inventare, quello manca. E' la vera rivoluzione: la Legge è ambiziosa ma occorre che se ne accorgano i territori, perchè se la Legge non funziona i vecchi restano soli, i down restano soli, così come i malati di Alzheimer, i parkinsoniani, i drogati, gli alcolisti, eccetera, eccetera. Se si vuole evitare che la legge fallisca, occorre una "macchina" da inventare, con le Regioni, gli Enti pubblici, i Comuni, le ASL e, soprattutto, il volontariato, i familiari.. gli uomini singoli che aiutano e lavorano sono fondamentali. I soggetti si consorzino: occorre inventare una macchina in grado di fare tutto quanto possa occorrere per far funzionare la Legge. Ci vogliono sportelli, soluzioni, automatismi,... e poi anche i soldi: l'AdS va aiutato. Una macchina complessa, molto sottile, legata anche un po' alla fantasia ed alla generosità del territorio. Tutto dipende dalla realtà del singolo territorio. " (da intervista a Paolo Cendon)

Il progetto punta anche a sviluppare delle sinergie ed a rafforzare delle collaborazioni tra le associazioni che operano nel sociale a supporto delle persone fragili. Da qui lo sforzo e in un certo senso "la fatica" delle 13 associazioni aderenti, di impegnarsi nel progetto attraverso la costituzione di una "rete" associativa, costituitasi nel 2010 attorno al Comitato di coordinamento pavese problemi per l'handicap, ente capofila del progetto pavese.

La Rete AdS Pavia, rappresenta quindi in un certo senso il primo risultato, ma anche il primo passo, per costruire un'azione di sensibilizzazione a largo raggio e una forma particolare di infrastruttura sociale per la promozione dell'amministrazione di sostegno. La Rete AdS Pavia punterà quindi a promuovere nuove adesioni al progetto da parte delle associazioni e ad attivare con esse rapporti di scambio e di reciproco sostegno. Oltre a stimolare ed attivare le associazioni il progetto punta anche a sensibilizzare le famiglie e la cittadinanza ad assumere e fare propria questa sfida, proponendosi come supporto alle istituzioni come le ASL, i tribunali, i servizi sociali, già impegnate sulla materia.

In sintesi estrema, il progetto AdS per la provincia di Pavia punta quindi a promuovere ed organizzare una grande rete di supporto territoriale per diffondere la figura dell'Amministratore di Sostegno e per umanizzare e personalizzare sempre di più le modalità di assunzione e di esercizio di questo ruolo.

Marco Bollani, referente operativo del progetto Ads Pavia

 
ASSOCIAZIONE PORTE SEMPRE APERTE ODV DI GARBAGNATE - PER UNA NUOVA CULTURA DEI DIRITTI DI CREMONA ONLUS - AUXILIA ODV DI MANTOVA – ADS DEL LODIGIANO DI LODI –  LIBERI LEGAMI BERGAMO -  LEDHA MILANO - ADS BRESCIA – INSIEME SI FA DI ROZZANO – UNA RETE DI SOSTEGNO ALLA FRAGILITÀ DI LECCO - VICINI ALLA PERSONA APS COMO -  FIANCO A FIANCO DI MONZA E BRIANZA


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